Greenpeace contro le nuvole digitali di Apple, Amazon e Microsoft

Greenpeace contro i giganti dell’IT. Comunicando attraverso i loro stessi codici, l’organizzazione internazionale che lotta quotidianamente per l’ambiente, avvisa i consumatori del pericolo nascosto dietro le nuvole digitali e chiede ad Apple, Amazon e Microsoft un impegno per abbattere i costi ambientali dei loro prodotti/servizi. Il video qui sopra racconta, infatti, danni e rischi derivati dall’impiego delle nuvole digitali, e illustra cosa accade se scarichi una app sul tuo telefonino e automaticamente te la ritrovi nel tuo tablet. Insieme a questa, c’è una sorpresa, che di solito non vediamo ma è comunque presente: si tratta dell’inquinamento ambientale. Tutto questo accade perchè Apple, Amazon e Microsoft alimentano i loro server con fonti di energia non rinnovabile e non scelgono le nuove soluzioni, come il solare o il fotovoltaico.

Queste super aziende, che non sono il male assoluto, ma producono anzi progresso e innovazione, hanno un peso davvero rilevante sulla salute del nostro Pianeta. Pensate che Greenpeace ha stimato che il consumo dei server necessari ad ospitare e far funzionare sistemi come iCloud, corrispondono a 250.000 edifici europei, in termini di energia consumata.
Quello che mi rattrista è la doppia anima di Apple, che da un lato sottolinea la sua efficienza energetica e la qualità dei suoi prodotti in termini di rispetto per l’ambiente e dall’altro spinge i suoi consumatori all’uso e all’abuso di sistemi impattanti come quelli che supportano le nuvole digitali e non si impegna per risolvere il problema. Anzi, a mio avviso lo crea, perché prodotti come l’iPad che non permettono di default il trasferimento di file attraverso le pendette USB e impongono l’uso di e-mail o sistemi di file sharing, abituando il consumatore ad un uso scorretto delle tecnologie.
Comunque tutto questo potrebbe essere in un qualche modo adeguato e attraverso l’uso di energie rinnovabili, l’impatto ambientale delle nuove digitali potrebbe essere ridotto. Per questo Greenpeace ha creato la campagna internazionale, dove accanto al video qui sopra ne propone altri in formato spot (potete vederli qui, nel post che ho scritto per Agenda Digitale),  e affianco ai video ha disposto  una petizione da sottoscrivere, completando il tutto con azioni negli store, grazie ai suoi attivisti.
Per approfondire l’argomento visitate il sito internazionale di Greenpeace.

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