Certificazioni ambientali

Le imprese della green economy possono avvalersi delle certificazioni ambientali per comunicare ai propri portatori di interesse i vantaggi in termini di sostenibilità che sono in grado di offrire.
Ma quante certificazioni dovrebbero conoscere e riconoscere dal relativo logo i consumatori? Le tipologie svariate ed i molteplici criteri di assegnazione alla base delle stesse hanno portato ad un eccesso di certificazioni che rischiano di vanificare gli effettivi vantaggi ricercati. Si passa infatti dalla certificazione delle materie prime adoperate, ai processi di produzione e si arriva alle performance dei prodotti/servizi durante il loro intero ciclo di vita. A questo si deve aggiungere il fatto che non tutte le certificazioni devono essere garantite da enti esterni e che pertanto esistono anche molte auto-certificazioni.

Il mercato non è stato ancora sufficientemente educato al significato dei loghi che rappresentano le certificazioni, quindi le organizzazioni dovrebbero, per ora, implementare attraverso diversi strumenti di comunicazione, dei messaggi informativi ed educativi, al fine di guidare le scelte di consumo e permettere al portatore di interesse di farsi una personale opinione rispetto l’azienda certificata.

Questi aspetti non sono da trascurare, perché spesso sono la causa del greenwashing, il fenomeno di induzione in errore del consumatore che abbiamo già discusso qui.

Detto questo, due certificazioni tra le più note ed impiegate attualmente sono sicuramente:

la Emas certificazione ad adesione volontaria volta al miglioramento continuo del sistema di gestione ambientale, rilasciata da un ente terzo e regolamentata dalla Comunità Europea (considerabile come l’evoluzione della norma UNI EN ISO 14001);

l’Ecolabel certificazione ad adesione volontaria relativa alla qualità ecologica, rilasciata da un ente terzo dopo la valutazione dell’impatto ambientale di un prodotto/servizio durante tutto il suo ciclo di vita, in relazione ad acqua, suolo, aria e salute umana.