Comunicazione sociale e social network

L’altro giorno mi sono imbattuta nella segnalazione di bloguerrilla relativa al profilo fake di Adam Barak che sfrutta le nuove possibilità offerte dalla timeline di facebook per raccontare gli effetti devastanti della droga. Si tratta di una campagna di comunicazione sociale promossa dall’autorità antidroga israeliana.

Personalmente ho trovato molto interessante questo profilo, perché senza tante paternali mette in bella vista le conseguenze della tossicodipendenza e lo fa utilizzando un linguaggio semplice, comune, spiazzante. Nessun consiglio esplicito, soltanto un invito a riflettere e a dare un proprio giudizio.

In questo caso sono stati sfruttati i social network seguendo le loro dinamiche e adeguando il tono della comunicazione al caso,  adottando poi lo shock come deterrente per i comportamenti negativi.

Decisamente tutta altra cosa dal caso dello spot tv italiano “Non ti fare fatti la tua vita” dove si utilizza un linguaggio ovattato, finto e privo di appeal per il pubblico al quale si rivolge.

E non basta dare la colpa alla televisione, perché non è il mezzo adeguato, bisogna interrogarsi sulla struttura del messaggio, sulle tecniche di comunicazione impiegate e chiedersi se l’ascoltatore dall’altra parte dello schermo, riesce ad empatizzare con il nostro messaggio.