Il Greenwashing tra rischio e opportunità

Il greenwashing è un elemento della comunicazione che appare ogni volta in cui i messaggi sono riferiti ad un prodotto o servizio green. Ogni volta, perché la sua presenza o assenza sono determinanti per la valutazione di una buona comunicazione. Quindi il controllo di questo fenomeno dovrebbe essere un aspetto caratteristico del metodo di creazione della comunicazione per la green economy.

Cos’è nella sostanza? E’ un fenomeno di induzione in errore del consumatore in merito alle caratteristiche green di un prodotto, un servizio o addirittura delle pratiche di un’organizzazione. Si tratta di un impiego scorretto della comunicazione che si presenta come un rischio per quelle aziende in grado di offrire benefici ambientali rispetto ai propri concorrenti e di un’opportunità per quelle imprese che scelgono di colorare la comunicazione di verde, per conferire un aspetto green alla propria attività.

Gli errori del greenwashing sono stati identificati attraverso alcune indagini dalle agenzie Terrachoice (USA) e GreenBean (IT), dove figurano come principali scorrettezze:

– l’assenza di prove documentabili delle proprie affermazioni;

– la vaghezza dei termini impiegati dalla comunicazione;

– l’irrilevanza degli aspetti evidenziati al fine di permettere una scelta consapevole al consumatore;

– l’uso scorretto delle certificazioni.

Ciò che ci rincuora è il fatto che da queste ricerche emerge un impiego raro e comunque minore rispetto agli appena citati errori, di falsità e menzogne al fine di colorare la comunicazione di verde e sfruttare l’attuale ondata emotiva verso tutto ciò che si dichiara sostenibile.

In definitiva, come Greenbean ci fa notare, per evitare il greenwashing è importante avere una visione sistemica dei prodotti e servizi da comunicare, al fine di saper valutare l’impatto dei vari elementi durante tutto il ciclo di vita; abbondare con le informazioni e le documentazioni; creare meccanismi di trasparenza massima nel caso in cui sia assente un attore esterno che certifichi le nostre dichiarazioni e soprattutto evitare di evocare la sostenibilità quando assente.