Tra guerrilla gardening e marketing di guerrilla

Riappropriazione degli spazi urbani lasciati in degrado dalle amministrazioni, da parte di una cittadinanza attiva.  Un movimento di giardinaggio sovversivo e libero, come viene definito dal sito italiano dei guerriglieri verdi www.guerrillagardening.it dove è possibile condividere i propri attacchi agli spazi pubblici abbandonati.
Hai mai sentito parlare di guerrilla gardening? Le aziende più attente non si sono lasciate sfuggire l’occasione per comunicare la propria attenzione alla sostenibilità, sfruttando questa pratica sovversiva e facendola quindi divenire un’azione commerciale.

C’è da dire che nei forum capita di leggere anche le opinioni di alcuni guerriglieri che hanno rifiutato la proposta delle imprese, perché contrari alla sottomissione delle loro azioni alle logiche del mercato. Ma quando le organizzazioni riescono a coinvolgere questa community per adeguare la comunicazione alle nuove forme espressive ed abbattere l’impatto ambientale dei propri messaggi, a mio avviso qualcosa di interessante può dirsi accaduto.

Ad esempio Adidas, per il lancio di un nuovo prodotto green, ha coinvolto un gruppo di guerriglieri per la creazione di un viral video dove i ragazzi, rigorosamente brandizzati nell’abbigliamento, documentavano il loro attacco notturno agli spazi urbani per conto dell’azienda. Questo è il video:

Un’azione interessante che può essere analizzata anche con occhio critico, perché di fatto le visualizzazioni non sono state molte, se consideriamo le potenzialità di Adidas di diffondere un buon virale. E soprattutto, i commenti al video sono per la maggior parte composti da critiche ed insulti (sicuramente in parte scritti da troll).
Quali possono essere state le cause dell’insuccesso? Ad esempio, l’aver firmato l’azione sin dai primi frame del video può aver acceso lo spirito critico del pubblico, che di conseguenza ha iniziato a cercare la fregatura nascosta dietro un’azione rivendicata da una multinazionale, eliminando tutti gli aspetti positivi. Inoltre, il filmato è troppo lungo per essere virale, giusto il doppio rispetto alla tempistica ideale, l’attenzione del lettore svanisce prima che l’atto sovversivo venga compiuto e manca un call to action finale che sproni gli spettatori dal loro stato di passività, spingendoli alla diffusione dell’azione.

Ma secondo te sarebbe poi così negativo se le aziende si preoccupassero di curare gli spazi verdi urbani, in cambio di un briciolo di notorietà? 

Io avrei già dei suggerimenti su qualche area da risanare…