La comunicazione del giorno della memoria

“Occuparsi di memoria, oggi, non è dunque un problema di nostalgia, ma di resistenza;
non si tratta del passato ma del futuro.”
(da Roberta Bartoletti, Memoria e comunicazione, 2007)

Senza memoria non esisterebbe la comunicazione e senza comunicazione non emergerebbe la società. Servono le giornate della memoria, con le celebrazioni, i culti, i luoghi, gli oggetti simbolici e le forme espressive per dar senso al nostro mondo e in definitiva per formare la nostra identità collettiva.

Le giornate della memoria sono il frutto di una scelta collettiva tra cosa voler ricordare e cosa voler dimenticare e il significato di questo ricordo lo troviamo racchiuso nella Legge n. 211 del 20 luglio 2000, la quale recita quanto segue:

 “Istituzione del “Giorno della Memoria” in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti”

Art. 1.

1. La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della Memoria”, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonchè coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.

Art. 2.

1. In occasione del “Giorno della Memoria” di cui all’articolo 1, sono organizzati cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti in modo da conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinchè simili eventi non possano mai più accadere.

E’ una memoria del sociale che nega le diversità tra gli uomini, rendendo in questo caso nobile l’atto di abbattimento delle diversità qualitative tra gli uomini, a partire proprio dalla negazione dello stesso atto che nei campi di concentramento era simbolicamente rappresentato dal tatuaggio del numero di matricola dei deportati.

La comunicazione del giorno della memoria è un tassello della nostra cultura, che ha il compito di garantire la coerenza della realtà, costruita in modo ricorsivo dalla società stessa. Questa comunicazione è veicolata soprattutto attraverso i mass media, pertanto, vorrei citare le due opere italiane che tutti conosciamo e che più riflettono quanto appena descritto.

“Voi che vivete sicuri

Nelle vostre tiepide case,

Voi che trovate tornando a sera

Il cibo caldo e visi amici:

Considerate se questo è un uomo

Che lavora nel fango

Che non conosce pace

Che lotta per mezzo pane

Che muore per un sì o per un no.

Considerate se questa è una donna,

Senza capelli e senza nome

Senza più forza di ricordare

Vuoti gli occhi e freddo il grembo

Come una rana d’inverno.

Meditate che questo è stato:

vi comando queste parole.

Scolpitele nel vostro cuore

Stando in casa andando per via,

Coricandovi alzandovi;

Ripetetele ai vostri figli.

O vi si sfaccia la casa,

La malattia vi impedisca,

I vostri nati torcano il viso da voi”.

Primo Levi, Se questo è un uomo, 1958

Buona giornata della memoria.