Comunicazione interna _ parte 1

Il capitolo della comunicazione interna è di sicuro il mio preferito, perché è quello che inaspettatamente può rendere vincente un’organizzazione. Per lo meno, questo è ciò che credo volessero dire i manuali di comunicazione d’impresa.

Ogni organizzazione deve comunicare al suo interno e deve farlo bene se vuole sopravvivere in questo mercato ballerino e burlone che ogni giorno ci mette di fronte a degli inaspettati imprevisti.

Il principio è quello dei sistemi autopoietici, ossia quello della strutturazione interna come determinante per la riproduzione degli elementi del sistema stesso, da cui ne deriva l’unità. Solo a partire dalla propria unità, un sistema può essere in grado di interpretare il suo ambiente esterno e rielaborarlo, adattandolo alle proprie esigenze.

Quindi, un’organizzazione che non si preoccupa di creare unità, che non dedica energie alla determinazione della propria unità, è un sistema che vive nel caos e che prima o poi verrà sormontato dal suo ambiente, cessando di esistere.

Come si crea questa unità?

In primo luogo ogni organizzazione dovrebbe aver ben chiara la propria identità, formata da un insieme di valori guida, obiettivi, mission e cultura aziendale. Dopodiché, questa identità dovrà essere radicata e abbracciata da ogni elemento interno. Alcuni strumenti utili per la diffusione della cultura aziendale possono essere i meeting aziendali, le pubblicazioni interne come gli house  organ, le riviste e i manuali.

Come si possono rendere sostenibili questi strumenti di comunicazione? Per quanto riguarda i meeting posso suggerire la scelta di un orario diurno per sfruttare la luce del sole, la selezione di una location raggiungibile a piedi dalla sede dell’organizzazione, l’uso di carta riciclata o certificata FSC per i vari materiali informativi e l’attenta raccolta differenziata dei rifiuti prodotti. Altri consigli potrai leggerli nei prossimi post, quando parlerò degli eventi sostenibili.

E per tutte le pubblicazioni cartacee? Ad esempio, si può impiegare l’eco-font, ossia un carattere tipografico studiato per risparmiare inchiostro, grazie a tanti forellini interni non percepibili  fino a 12 pixel, che permettono di risparmiare fino al 20% di inchiostro. Ovviamente dovrai scaricare dal web questo font e poi installarlo, ma senza alcun costo, perché è disponibile in versione gratuita (vedi questa).

Ma non finisce qui, anche le rilegature dovrebbero essere scelte seguendo i criteri della sostenibilità, allora se non volete utilizzare le spirali metalliche e preferite la colla, preoccupatevi almeno che si tratti di un prodotto naturale e privo di sostanze tossiche.

E se nella vostra zona non ci sono fornitori in grado di abbattere i costi ambientali, provate a cercare quelli che si impegnano in progetti sociali aiutando, ad esempio, le persone svantaggiate ad integrarsi.