La guida per gli acquisti della carta firmata WWF

Ci sono scelte che ognuno di noi può compiere per far fronte alle minacce che perseguitano le foreste.
La prima cosa da fare è acquisire e diffondere la consapevolezza del ruolo che la carta ha nella nostra vita quotidiana  e in rapporto all’inquinamento.

Proprio per questi scopi, il WWF ha creato una guida per il consumo della carta, indicando i criteri di selezione per la certificazioni FSC e ciò che attraverso questo marchio si cerca di tutelare, ma soprattutto ha stilato una serie di casi aziendali da cui prendere uno spunto. Non da meno, affianco a questa guida, il WWF ha aggiunto degli strumenti per mettere in pratica i consigli di “buona condotta” introdotti dalla stessa.

Cosa ci dice la guida? Tanto per iniziare, ci indica che il 40% della domanda di legname è legato alla produzione di carta e ci avverte che una buona parte di questo prodotto proviene da attività illegali e foreste gestite in maniera irresponsabile. Poi ci elenca dei principi da seguire, tra cui:

  • utilizzare meno carta nei packaging o scegliere fogli dalla grammatura più leggera;
  • scegliere la carta che contiene fibra riciclata, perché la lavorazione della carta riciclata è meno inquinante di quella relativa alle fibre vergini;
  • utilizzare carta certificata FSC, dato che si tratta del miglior sistema di garanzia, in riferimento ai parametri di trasparenza, responsabilità sociale e governance;
  • scegliere tra fornitori che aderiscono alle certificazioni volontarie per il SGA (Sistema di Gestione Ambientale), come la ISO 14001 e la EMAS.

Tuttavia non basta verificare che i prodotti siano certificati FSC, ma sarebbe opportuno valutare anche come questi siano stati elaborati. Il WWF consiglia di scegliere le fibre vergini  TCF (Total Chlorine Free) e quelle riciclate PCF (Processed Chlorine Free), o al massimo ECF (Elemental Chlorine Free).

Tra gli esempi proposti nella guida non poteva mancare IKEA che ha deciso di ridurre le emissioni di CO2 per la produzione del proprio catalogo, ma che potrebbe essere annoverata per molte altre scelte, come l’utilizzo di packaging piatti in grado di ridurre l’ingombro, ottimizzando così il trasporto e diminuendo la quantità di cartone necessaria.

Strumenti utili e una guida dettagliata che mi lasciano perplessa di fronte alla scelta di un formato .pdf e non .wwf proprio da chi poco più di un anno fa ha lanciato l’iniziativa di diffusione dei documenti non stampabili. Un’idea buona, ma che di fronte ai produttori di carta non poteva, evidentemente, essere sventolata al vento.
Per altre informazioni e per accedere agli strumenti messi a disposizione dal WWF, visita il sito www.panda.org