Da Guzzanti al greenwashing dei cosmetici

La comunicazione di cosmetici, saponi e deodoranti assomiglia spesso ai consigli per gli acquisti di Vulvia: informazioni vaghe, mezze verità, allusioni alla presenza di sostanze naturali.

Sei certo che i tuoi acquisti siano sicuri per la tua salute? Purtroppo molte aziende preferiscono la via dell’inganno a quella dell’onestà e si rifugiano dietro false promesse o mezze verità. Nel caso dei prodotti in questione, la seconda via è quella che prevale. Il primo problema è che manca l’informazione e che di fronte agli ingredienti riportati nelle etichette, la maggior parte di noi si trova in difficoltà. Il secondo problema è che le definizioni spesso utilizzate dai produttori sono equivoche ma non sempre illegali.

Avevamo già parlato del greenwashing qui ed ora riprenderei il discorso per approfondire il tema e vedere quanto questo fenomeno sia radicato nei nostri consumi. Parliamo allora di quelle saponette verdi che sono green grazie al colorante aggiunto.

Gli errori che riguardano questi casi e che portano le aziende ad incorrere in casi di greenwashing sono principalmente legati a:

  • dichiarazioni false;
  • false etichette;
  • affermazioni irrilevanti al fine di permettere una scelta consapevole al consumatore;
  • comunicazione vaga.

Per evidenziare il greenwashing che si riversa in questo settore, prendiamo in prestito l’analisi fatta da Beth Greer, green opinion leader e autrice del best seller “Super Natural Home”. Essa ci dice che dobbiamo porre attenzione a dieci definizioni in particolare:

eco-safe e amico dell’ambiente. Si tratta di dichiarazioni inappropriate, perché non esistono standard o linee guida per delineare tali qualità. Pertanto siamo di fronte ad una comunicazione troppo vaga per poter essere significativa;

dermatologicamente testato, testato su pelli sensibili, ipoallergenico. La legge non prevede che tali test debbano essere eseguiti da medici, quindi non è detto che siano scientificamente provati;

senza profumo. Dichiarazione che non esclude la presenza di oli essenziali, sostanze chimiche discutibili o coloranti artificiali, che sono comunque fonte di allergie.

non tossico. La definizione di “non tossico” sottende in realtà l’affermazione “più sicuro rispetto ad alcuni ingredienti pericolosi”. La tossicità è riferita a situazioni in cui il prodotto venga ingerito, inalato o assorbito dalla pelle, ma non riguarda gli effetti derivanti da un’esposizione prolungata ad esso. E proprio questo è il punto più discusso in relazione a saponi, cosmetici e deodoranti. Infatti, non sappiamo quanto gravi possano essere le conseguenze dell’uso ripetuto di sostanze chimiche presenti, in piccole dosi, su questi prodotti. Si parla di danni fisiologici, prodotti cancerogeni e dannosi per la fertilità;

derivato da “sostanza naturale x”. Dobbiamo fare attenzione a non associare l’uso di un prodotto naturale, come l’olio di cocco, ad un prodotto sicuro, perché anche da queste materie prime si estraggono chimicamente prodotti nocivi;

– libero da “sostanza x” (vietata per legge). Affermare che non siano presenti sostanze vietate non consente al consumatore di fare una comparazione tra diversi prodotti, perché se sono in commercio, tutti sono privi di tali elementi (o almeno si spera). Quindi si tratta di una comunicazione irrilevante;

certificato green. Secondo l’Istituto ISO , “verde o green” sono aggettivi troppo vaghi da poter essere rilevati. Quindi non può esserci alcun ente esterno che garantisca queste caratteristiche;

naturale. Termine generico che non significa sempre “prodotto di natura”, quindi si tratta di un aggettivo inadeguato;

realizzato con “prodotto di natura x”. L’impiego di sostanze come il limone, ad esempio, non significa di per sé nulla se non rapportato almeno alla percentuale reale presente nel prodotto. Spesso accade infatti, che venga comunicata la presenza di sostanze che in realtà rappresentano solo l’1%.

Come muoverci allora? Di fronte a tante inappropriatezze della comunicazione, ci troviamo in uno stato di confusione e preoccupazione, soprattutto quando veniamo a scoprire che anche i prodotti per i neonati non sfuggono alla presenza di sostanze chimiche pericolose. Per stare più tranquilli e verificare la tossicità dei prodotti che acquistiamo, è possibile consultare il database di cosmetici controllati e orientarci negli acquisti.

Mentre per chi deve occuparsi della comunicazione, il consiglio è quello di accertarsi delle proprietà dichiarate dei prodotti ed impiegare affermazioni utili al consumatore, senza ingannarlo e senza rimanere troppo sul vago, evitando il greenwashing.

Controlla il database e fammi sapere se, come me, deciderai di cambiare shampoo.