Campagne sociali per gli incidenti stradali

Il pubblico italiano non è abituato a messaggi forti come quello proposto dalla Francia per la campagna 2012. Le immagini raccontano gli ultimi attimi di vita di un giovane dopo un incidente stradale, causato dalla guida in stato di ebrezza.
E neppure a storie simili a quella che vi propongo di seguito, riferita invece all’eccesso di velocità:

In Italia, la comunicazione sociale prende strade diverse, di guida sicura non se ne parla da qualche anno e l’ultima campagna segnalata dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, è una multi-soggetto del 2009, dove le celebrità nostrane ci dicono come essere “sulla buona strada“:

Retorica, morale, paternale. L’incidente viene fatto immaginare, e i testimonial in una battuta recitata senza naturalezza fanno il resto. Dicevo in apertura che gli italiani non sono abituati a scene forti, ma questo non significa che non siano pronti per una comunicazione sociale di tipo nuovo.

Credo poi che non basti uno spot in televisione per sensibilizzare le persone e cambiare i comportamenti, ma penso che si debba agire su più canali e che qui, come per la comunicazione sostenibile, occorre creare una rete di trasmissione di informazione ed educazione. E perché non utilizzare in modo virtuoso i social network (come discusso qui).

Forse sarebbe idoneo, infine, cambiare i programmi per il conseguimento della patente di guida, integrando le lezioni sulla guida con degli approfondimenti sull’educazione stradale, che non è una tecnica da acquisire ma piuttosto un cambiamento culturale derivante da una presa di coscienza concreta che va trasmesso e condiviso.