Le etichette ambientali aiutano il consumatore a fare scelte consapevoli?


etichetta ambientale italiaUna notizia degli ultimi giorni riporta la nascita dell’
etichetta ambientale italiana, per comunicare l’impatto dei prodotti di largo consumo e permettere un confronto più chiaro tra la merce.

La nuova etichetta sarebbe caratterizzata dalla presenza di informazioni riguardanti l’impatto ambientale su acqua, aria e suolo e sarebbe applicata, per ora, ai prodotti alimentari. In pratica potremo scegliere quali prodotti acquistare, comparando le informazioni riportate nell’etichetta. Una percentuale ci indicherà l’impatto ambientale del prodotto e ci consentirà di operare una scelta consapevole di ciò che acquistiamo e mangiamo.
Un po’ come avviene per gli elettrodomestici quindi, avremo a disposizione uno strumento che ci faciliterà la valutazione della merce e potrà favorire l’avanzare delle fasce green.

La nuova etichetta è stata studiata da SPRIM e dall’Istituto di Chimica Agraria e Ambientale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.
Dal sito www.etichettaambientale.it è possibile vedere l’applicazione di questo strumento ed imparare a leggerlo, grazie all’immagine che segue:

illustrazione etichetta ambientale italiana per prodotti

Una nota a tal proposito vorrei farla. Se c’è bisogno, e c’è bisogno, di dare spiegazioni per la lettura dell’etichetta, evidentemente qualche pecca di comunicazione è stata fatta. La questione si gioca, a mio avviso, sul piano semiotico. La banda che indica la percentuale, infatti, è di colore verde. La graduazione del pericolo per l’ambiente si gioca sull’intensità del colore associando al “più verde” il significato del “più dannoso”. In altre parole, “più green” significa “meno green”. Dietro a questo colore poi, ci sono altre associazioni che quotidianamente facciamo e dalle quali sarebbe stato opportuno prendere spunto. Ad esempio, se il semaforo è verde, significa che abbiamo il diritto di passare, se è rosso siamo di fronte ad un pericolo. Pertanto, non sarebbe stato molto più chiaro se l’etichetta avesse utilizzato il codice convenzionale dei colori verde-giallo- rosso per indicare il grado di pericolo per l’ambiente?
Per quanto riguarda la parte inferiore dell’etichetta, la storia si complica. Qui la difficoltà di esprimere con maggiore chiarezza si fa più labile, ma trattandosi di un’etichetta ambientale forse, sarebbe stato meglio pensare di evidenziare quanto il prodotto rispettasse acqua, aria e suolo indicando il maggior rispetto con la banda piena e la non considerazione dell’impatto ambientale con la banda vuota (rifacendosi un po’ al concetto del bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto).
Ora, per far capire a tutti come leggere l’etichetta occorrerà una grande campagna informativa da svolgere fuori e dentro i punti vendita.

Tornando alla necessità di questo strumento,  ricordo che fu argomentata anche in un’altra occasione, circa un anno fa. Durante un meeting organizzato da Cosmob a Pesaro, emerse la necessità per il settore dell’arredo, di creare un’etichetta informativa, confrontabile e di facile comprensione per il consumatore finale, dove potessero essere espressi i valori green dei prodotti.
In questa occasione venne riportato l’esempio, già attuato in Francia, dell’etichetta ambientale che attraverso una banda graduata esprime l’impatto dei prodotti, calcolato in CO2 emessa valutando produzione, trasformazione, imballaggio, trasporto e distribuzione, adottata anche per i prodotti di alcuni supermercati.

Il vantaggio di questi strumenti sta nella semplificazione del processo di valutazione da parte del consumatore che avrà a disposizione un’etichetta di facile lettura, capace di sintetizzare le diverse proprietà ricavabili dalle etichette delle Certificazioni Ambientali. In questo ultimo caso, vorrei ricordarvi il problema di fondo, ossia la presenza di un numero superiore ad ottocento di certificazioni green, per la maggior parte sconosciute alla massa (ne avevamo parlato qui).

Dunque una buona pratica che finalmente approda nei nostri scaffali, dove sono già  presenti altre nuove ed obbligatorie informazioni, come le classificazioni per le uova. In questo caso, per chi non lo sapesse, da qualche mese possiamo scegliere il tipo di allevamento da cui provengono le ovaiole ed influenzare l’offerta di metodi produttivi che rispettano le condizioni naturali di tali animali:

  • produzione ecologica (codice 0)
  • allevamento all’aperto (codice 1)
  • allevamento a terra (codice 2)
  • allevamento in voliera (codice 3)

Infine, per restare in tema con l’etichetta ecologica, l’ultimo esempio da dover riportare è quello dei supermercati americani Whole Foods all’interno dei quali la merce viene suddivisa in produzione locale e prodotti convenzionali. Inoltre, per quanto riguarda la pescheria è stato studiato un sistema di classificazione che tiene conto dell’abbondanza della specie e della provenienza, suggerendo con appositi colori, quali prodotti sono più sostenibili. Così, il pesce più a rischio è segnalato con cartellini rossi, quello di stagione presente in abbondanza, è contrassegnato con il verde. Ogni reparto ha speciali sistemi di classificazione dei prodotti, la comunicazione è presente ovunque e cerca di rispondere a tutte le domande che un consumatore si pone per operare delle scelte consapevoli, ma soprattutto, questi supermercati guidano i propri clienti nella scelta, lasciando però a loro l’ultima parola (per ulteriori informazioni vi consiglio di seguire i seminari di innovazione sostenibile).