Plastica o carta: te lo dico con un videoclip

Questa mattina la ricerca sulle forme di comunicazione sostenibile mi ha portato a scoprire un videoclip di una organizzazione di ambientalisti che opera in California. Sotto il nome di GreenSangha un gruppo di attivisti che cerca di risvegliare la consapevolezza e l’impegno per l’ambiente, ha creato un video davvero frizzante per sensibilizzare la popolazione alla scelta delle buste di carta e all’abbandono della plastica, un materiale tossico dal quale dobbiamo allontanarci ogni giorno di più. La prima parte del video mi ha fatto pensare alla Conai e al suo spot televisivo, ma dal decimo secondo in poi ho capito che si trattava di una comunicazione diversa, molto più emozionale e rivolta ad un pubblico più giovane. La differenza di stile ve la lascio valutare a voi.

Le due realtà, quella dell’organizzazione di volontari e Conai, hanno un’identità molto diversa ma secondo me il messaggio della prima sarebbe molto funzionale per far capire alla seconda come comunicare con il pubblico più giovane e attraverso i social network. Infatti, il primo video che vi ho proposto è adeguatissimo ai social, alle logiche di condivisione ed al coinvolgimento personale.

L’istituzionalità di Conai e la creatività legata alla forte convinzione che motiva le azioni dell’organizzazione di volontari canadesi, sarebbe un mix perfetto per divulgare informazioni e messaggi sul consumo consapevole e sulla necessaria sensibilizzazione della popolazione verso la sostenibilità.

Nota di demerito per entrambi, nessuno dei due video è stato creato integrando aspetti tecnici di comunicazione sostenibile, o perlomeno questi non sono stati dichiarati. Credo che la crescente domanda di attenzione verso l’ambiente non possa più prescindere da questi aspetti e debba invece iniziare a farsi carico delle responsabilità legate all’impatto ambientale della comunicazione stessa.

In questi giorni sto seguendo e partecipando ad un dibattito con un gruppo di persone sensibili alle tematiche ambientali, ossia i guerrilla gardner italiani, dove ho notato che rispetto a qualche mese fa si stanno aprendo le visioni circa l’utilizzo di tecniche di comunicazione degli attivisti, da parte delle organizzazioni. Ovviamente, non tutti sono d’accordo, ma rispetto all’assoluta negazione di questa possibilità che poteva essere registrata qualche mese fa, oggi alcuni accettano che le imprese e non solo, utilizzino metodi nuovi, come il guerrilla gardening per veicolare i loro messaggi. Questo accade perché si ritiene giusto abbattere i costi ambientali della comunicazione. Quindi, care organizzazioni è giunta l’ora di sperimentare nuove strade!