C’è davvero bisogno di chiamarla Blue Economy?

icona blue economy Terra+colibry

Sentiamo spesso parlare di Blue Economy come evoluzione della Green Economy e a qualcuno sembra già che la seconda sia un modello di sviluppo passato. Dal mio punto di vista, le due economie sono parte della stessa visione, perché è dal concetto di sostenibilità che le osservo e che porto avanti la mia ricerca sulla comunicazione sostenibile.

Piuttosto che vedere la Blue Economy come evoluzione di quella Green, preferisco pensarla come massima espressione di quest’ultima o meglio come il suo estremo, la punta di diamante più vicina all’utopia di un cambiamento reale della società, verso l’allontanamento dal consumismo, dalla riproduzione di capitale, per recuperare la relazione con il bios. Ma questa utopia potrà realizzarsi, probabilmente, solo se i singoli individui saranno disposti a rivedere i loro stili di vita, quindi ad accettare i nuovi paradigmi economici.

Cos’è nello specifico la Blue Economy?

Il concetto di Blue Economy va associato a Gunter Pauli, fondatore di Zeri (Zero Emission Research Initiative) e autore del libro Blue Economy -10 anni, 100 invenzioni, 100 milioni di posti di lavoro.
La Blue Economy viene da lui definita come evoluzione della Green Economy, in quanto modello di business ad impatto zero. Il tutto è basato sul principio di osservazione e ripetizione degli ecosistemi presenti in natura per abbattere l’impatto ambientale delle attività umane.
Pauli sostiene che la Green Economy va superata, perché affianco all’impegno di protezione dell’ambiente, pone un innalzamento dei costi del mercato che esclude le fasce meno abbienti dal suo sistema.
Detto altrimenti, la Blue Economy è:

Insomma, un concetto di economia sostenibile che include tutti nel processo di sviluppo e che ridistribuisce la ricchezza verso tutta la popolazione mondiale e cessa l’incremento delle diseguaglianze economiche tra gli individui. Un pensiero che ritroviamo nel post di qualche giorno fa, dove vi proponevo il video dell’UNRISD, agenzia dell’ONU che si occupa anche della Green Economy.
Come per la Green Economy occorre pensare ai propri prodotti e servizi in termini di intero ciclo di vita degli stessi, dall’estrazione delle materie prime fino allo smaltimento. La Blue Economy punta molto l’accento su questo ultimo aspetto, evidenziando come dagli scarti di produzione di uno si può generare il business di un altro, arrivando all’abbattimento dei rifiuti, con evidenti vantaggi ambientali per tutti.

Per approfondire l’argomento ci sarà a Berlino, dal 15 al 17 Ottobre 2012, il Summit Mondiale della Blue Economy, dove ci saranno interventi di esperti, presentazioni delle innovazioni e possibilità di fare networking. Maggiori informazioni le trovate qui: http://www.blueeconomy.eu/blueeconomysummit/index.html

E voi cosa ne pensate della differenza tra Blue e Green Economy, vale la pena di fare una distinzione tra le due?