Testimonial due punto zero: la figura del blogger da Patrizia Musso alla Cantina Langelina

Cantina Langelina immagine realizzata da Luna Margherita

Se sei un blogger può capitarti di essere invitato a testare prodotti, servizi e innovazioni in cambio di una recensione e di un po’ di buzz. Se sei un blogger può capitarti che per queste particolari occasioni, qualcuno metta in dubbio la tua credibilità, perché pensa che i tuoi accordi con l’azienda alla quale stai prestando un servizio comportino un compromesso nascosto. Se sei un blogger e sei consapevole del tuo “mestiere” sai che non vale la pena vendersi per una recensione e perdere la credibilità da parte del tuo sudato pubblico di lettori.
Da questa premessa mi aggancio alle parole di Patrizia Musso che non molti anni fa analizzò le tipologie di testimonial pubblicitari per provare a spiegare questa particolare attività che riguarda molti blogger.
Tra i garanti, gli intrattenitori, gli imprenditori (di cui Giovanni Rana è l’esempio perfetto) e via dicendo, la figura, tra quelle individuate da P. Musso, che secondo me racchiude i testimonial-blogger è quella dei divulgatori:

« Si tratta di persone sconosciute al grande pubblico che operano un trasferimento di un sapere acquisito […] In campo pubblicitario, il personaggio comune che incarna le vesti di divulgatore si pone come intermediario fra marca e consumatore, raccontando il suo “sapere” intorno al prodotto, quello che Fabris definisce “il consumatore come noi”. I divulgatori intervengono così a livello della dimensione pragmatica dello scambio comunicativo per convincere lo spettatore che quanto gli è stato detto è vero. La testimonianza appare allora sincera e non più “comprata” come potrebbe essere nel caso delle celebrità. […] Si viene a creare la figura mista del divulgatore esperto che, in virtù del suo status sociale, può trasferire al pubblico il suo sapere sul prodotto».

P.Musso, I nuovi territori della marca. Percorsi di senso, discorsi, azioni, FrancoAngeli, Milano 2005

Il gioco e la differenza tra i divulgatori degli spot pubblicitari e i testimonial-blogger è che i primi appartengono al mondo della comunicazione televisiva, da sempre legata all’artefatto e alla finzione, mentre i secondi sono parte di un sistema di comunicazione che implica una condizione di realtà e sincerità maggiore, che fa i conti con lo smascheramento da parte della community, la perdita dello “status sociale” e della credibilità di cui i blogger godono (quando ne hanno).

In concreto, può accadere che una nuova azienda di ristorazione come la Cantina Langelina di Corinaldo (AN), decida di far conoscere i propri servizi servendosi dei canali social, mettendosi in discussione proponendo un’anteprima delle proprie specialità a dieci blogger marchigiani. E succede pure che a qualche ora dall’atteso evento, qualcuno decida di mettere in discussione la validità dell’iniziativa pensando che non uno ma dieci blogger siano disposti a parlare comunque bene della serata che li attende e lo stesso viene ampiamente smentito dalle “cavie 2.0” che a quel punto si ritrovano uno spiccato senso di critica da spendere a tavola.
E cosa avviene? Avviene che il servizio supera le aspettative degli invitati lasciandoli a bocca aperta e stomaco pieno, pronti a ringraziare l’azienda che li ha ospitati con singolare attenzione. Succede che grazie all’utilizzo dei canali social, l’azienda ha già una buona base di notorietà per lanciarsi sul mercato e che il giorno dell’inaugurazione riesce ad attirare l’attenzione di centinaia di ospiti. E dato che tra i dieci blogger c’era anche la sottoscritta, mi trovo a testimoniare l’iniziativa dall’interno e a confermare la buona riuscita della campagna, che continua a fare buzz anche nei giorni successivi all’evento.

Dal punto di vista della comunicazione sostenibile il vantaggio di scegliere una strategia social come quella adottata dalla Cantina Langelina risiede nel risparmio di carta per manifesti e pubblicazioni cartacee che a parità di pubblico conquistato supererebbero probabilmente le emissioni di CO2 prodotte dalle conversazioni social e non avrebbero la stessa permanenza nel tempo. In più, in un’ottica di trasparenza e credibilità, far testare i propri servizi e far esprimere da altri un giudizio su di sé risulta essere molto più efficace di uno slogan pubblicitario.
Ma attenzione, i blogger non sono tutti uguali e non hanno tutti lo stesso target di riferimento! Non basta dire blogger per portare a buon fine un’azione di comunicazione.

immagine di lunamargherita.com