VIVA l’etichetta ecosostenibile del vino, in tutti i sensi

Sarà presentata durante l’edizione 2013 del Vinitaly l’etichetta VIVA Sustainable Wine voluta dal Ministero dell’Ambiente per tracciare la qualità della filiera e incoraggiare le pratiche green nel settore vitivinicolo italiano.

Domenica 7 Aprile 2013 alle ore 15:00 se sarete presenti alla più importante fiera italiana del vino, il mio consiglio è quello di raggiungere la Sala Puccini per ascoltare il convegno dedicato a questa novità.
VIVA Sustainable Wine è un progetto che ha coinvolto nove aziende produttrici italiane (F.lli Gancia & Co, Masi Agricola, Marchesi Antinori, Mastroberardino, Michele Chiarlo, Castello Monte Vibiano Vecchio, Planeta, Tasca d’Almerita, Venica&Venica) e tre centri d ricerca al fine di misurare e migliorare le performance di sostenibilità della filiera vite-vino.L’esperienza del progetto ha permesso l’individuazione di quattro parametri di valutazione per stabilire l’ecosostenibilità delle aziende: aria, acqua, territorio e vigneto.
Il sistema VIVA Sustainable Wine è stato creato al fine di raggiungere importanti obiettivi tra cui la costruzione di una base dati per tracciare l’attuale profilo della viticoltura italiana sostenibile; lo sviluppo di un codice di sostenibilità che permetta la certificazione per le aziende che seguiranno le linee guida proposte dal Ministero e per la sensibilizzazione dei consumatori sia nazionali che internazionali.

Non è la prima volta che si parla di ecosostenibilità al Vinitaly, infatti già da un paio d’anni si discute sulle possibilità e sull’approccio che le cantine potrebbero adottare per essere considerate “environmental friendly”. Le iniziative sono molteplici e tra le più importanti vanno citate le scelte di abbattimento dei costi ambientali delle bottiglie, fatte attraverso la progettazione di contenitori più leggeri, ma anche attraverso la selezione di etichette di carta riciclata e certificata FSC.
In una visione più ampia, che riesce a raccogliere in pieno la filosofia della green e blue economy, vanno considerati fondamentali fattori quali l’attenzione alla salvaguardia del territorio che ospita le aziende, il controllo dell’impiego e del recupero dell’acqua, l’utilizzo delle energie rinnovabili, così come la progettazione delle cantine stesse attraverso i principi della bio-architettura.

Tanti elementi, che sembrano essere contenuti nella nuova metodologia di certificazione italiana che speriamo diventi al più presto uno standard qualitativo gestito e garantito da un ente terzo, capace di valutare le performance dei nostri produttori nazionali.
Se ci sarà qualità nel controllo, ci sarà anche il valore differenziante della filiera ecosostenibile dei viticoltori italiani, quindi, buon lavoro a chi dovrà portare fino in fondo questo interessantissimo progetto!